
Dopo mesi di incertezza legata al conflitto in Medio Oriente, le compagnie aeree tornano a guardare all’estate con più fiducia. Ecco cosa sta succedendo e cosa significa per i tuoi piani di viaggio.
Blenda Travel · Maggio 2026 · 4 min di lettura
Se hai seguito le nostre ultime notizie, sai già che nelle scorse settimane il conflitto in Medio Oriente aveva spinto molti viaggiatori a ripensare le proprie destinazioni, scegliendo mete alternative per evitare gli scali negli Emirati Arabi. Ma c’era un’altra variabile che stava preoccupando silenziosamente il settore aereo: la disponibilità di carburante per i voli.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta a fine febbraio, aveva interrotto le forniture di cherosene dal Medio Oriente verso l’Europa. Un problema enorme, se si considera che quella regione forniva storicamente il 60% delle importazioni europee di jet fuel. Ad aprile, le importazioni sono crollate a soli 60.000 barili al giorno rispetto ai 330.000 di marzo. Per un attimo, lo spettro di voli cancellati per mancanza di carburante era diventato reale.
Oggi la situazione è più stabile
La buona notizia è che il mercato ha reagito rapidamente. L’Europa si è rivolta ad altri fornitori — in primo luogo gli Stati Uniti, ma anche la Nigeria grazie alla nuova raffineria Dangote — e le raffinerie del continente hanno spinto al massimo la produzione di kerosene. Il risultato? I principali operatori del settore si dicono oggi decisamente più ottimisti.
I CEO delle maggiori compagnie aeree europee — da Ryanair a Lufthansa, da British Airways a Air France-KLM — hanno dichiarato di avere riserve garantite per i mesi estivi nei loro hub principali.
Michael O’Leary di Ryanair ha parlato di “quasi zero preoccupazioni” per l’estate. Il gruppo Lufthansa ha confermato disponibilità garantita fino almeno alla terza settimana di giugno per gli scali di Francoforte e Monaco. Anche i vertici di Iag (British Airways, Iberia, Vueling) e Air France-KLM si sono detti fiduciosi.
Attenzione: qualche incertezza rimane
Gli esperti invitano però alla prudenza. Le scorte accumulate in molti aeroporti europei — superiori del 62% rispetto ai livelli dell’anno scorso — creano in parte una “falsa sicurezza”: si tratta di riserve cuscinetto che coprono al massimo 3-5 giorni di operazioni, non una soluzione strutturale.
L’Agenzia internazionale dell’energia segnala che, per evitare carenze nel picco estivo, l’Europa dovrà sostituire almeno l’80-90% dei volumi di cherosene persi con la chiusura di Hormuz. Un obiettivo raggiungibile, ma che richiede che i nuovi flussi commerciali reggano nei prossimi mesi. Gli aeroporti più piccoli, inoltre, restano più vulnerabili rispetto ai grandi hub.
